Paolo Campa (Pseudonimo di Paolo Alberto Campanile) nasce nel 1964 a Lugano.

Artista figurativo contemporaneo di nuova generazione. Costruttivista, persegue la bellezza e l'eleganza dagli alti valori, nella ricerca di un linguaggio del nostro tempo.


Nato a Lugano da famiglia di noti albergatori tra gli anni '60 e ’90, il giovane Paolo Campa (allora Paolo Campanile), da sempre attratto dall'arte, inizia i suoi primi approcci alla pittura già all’età di 13 anni utilizzando i tubetti lasciati occasionalmente dal cugino Dario Campanile, maggiore di lui (1948) e già frequentatore, tra gli anni '60 e '70, degli studi di Giorgio De Chirico nel '67 e Salvador Dalì nel 1973.

Dal 1985 il suo percorso giovanile viene molto influenzato dal surrealismo metafisico del cugino e suo mentore, Dario.

Nel 1987 partecipa alla sua prima mostra collettiva presso la galleria “Poltera” di Lugano.

Dal 1997 inizia come professionista insegnando anche in scuole private, mentre nello stesso anno, cambia il cognome in “Campa”, nomignolo affettivo attribuitogli dai suoi coetanei già in gioventù.

Da metà anni ’90, abbandona il surrealismo e crea un suo linguaggio tutto personale dal “realismo costruttivista” e dalla notevole perizia tecnica.

Significativo è il suo incontro nel 2003 con la curatrice Antonina Zaru che lo annovera tra gli altri artisti italiani della sua galleria presentandolo assieme a loro in due mostre itineranti tra gli Stati Uniti e Londra.

Dal 2006 le fiere internazionali, come quelle di Milano e Bologna, gli aprono continue opportunità dove viene scoperto dal noto critico Maurizio Sciaccaluga che nel 2007, prima della sua improvvisa scomparsa, lo inserisce nella sua ultima mostra, succeduta poi nella cura, da Vittorio Sgarbi e dal tema: “Nuovi pittori della Realtà”.

Sono poi seguite diverse mostre e fiere tra l’Italia e la Svizzera, in particolare a Zurigo.

Le sue ultime rappresentazioni sono continuate con la Galleria Silvano Lodi di Lugano, e con la “Minima Gallery” di Mykonos presentando le sue nuove evoluzioni espressive tra ritratti, composizioni e vedute naturalistiche.


"Da sempre sono convinto che, grazie ai nuovi mezzi ausiliari e ai materiali del nostro tempo, le forme espressive considerate superate, e dagli alti valori tecnici come nel Rinascimento, possono essere, nel progresso evoluzionistico dell’arte, rinnovati ai livelli più alti rispetto al passato, rispecchiandone nel contempo, un linguaggio del tutto contemporaneo”.

“La mia ricerca consiste nel presentare un’analisi del mio tempo vissuto come testimone dei cambiamenti sociali della nostra contemporaneità, invertendo quella di denuncia in una più idilliaca. Tema questo, creato fino al 2009 con una lunga serie di ritratti sulle multi etnie di grande formato che, assieme a quella dei fiori, sono un simbolismo di diversità e di continuo cambiamento nel suo rinnovarsi, come per un giardino con le sue stagioni.

Nel mio lavoro perseguo sempre la bellezza e l'eleganza espressiva attraverso gli equilibri luminosi, cromatici e spaziali, restituendoli in una visione nuova e contemporanea dell'arte figurativa ”.

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